{"id":6181,"date":"2025-01-01T22:04:50","date_gmt":"2025-01-01T21:04:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.suoreminime.com\/?p=6181"},"modified":"2025-01-01T22:04:50","modified_gmt":"2025-01-01T21:04:50","slug":"pellegrini-di-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.suoreminime.com\/it\/pellegrini-di-speranza\/","title":{"rendered":"PELLEGRINI DI SPERANZA"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>SPES NON CONFUNDIT<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Bolla di indizione<br \/>\ndel Giubileo Ordinario<br \/>\ndell&#8217;Anno 2025<\/p>\n<ol>\n<li>\u00ab<em>Spes non confundit<\/em>\u00bb, \u00abla speranza non delude\u00bb (<em>Rm<\/em>5,5). Nel segno della speranza l\u2019apostolo Paolo infonde coraggio alla comunit\u00e0 cristiana di Roma. La speranza \u00e8 anche il messaggio centrale del prossimo Giubileo, che secondo antica tradizione il Papa indice ogni venticinque anni. Penso a tutti i\u00a0<em>pellegrini di speranza<\/em>\u00a0che giungeranno a Roma per vivere l\u2019Anno Santo e a quanti, non potendo raggiungere la citt\u00e0 degli apostoli Pietro e Paolo, lo celebreranno nelle Chiese particolari. Per tutti, possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore Ges\u00f9, \u00abporta\u00bb di salvezza (cfr.\u00a0<em>Gv<\/em>\u00a010,7.9); con Lui, che la Chiesa ha la missione di annunciare sempre, ovunque e a tutti quale \u00abnostra speranza\u00bb (<em>1Tm<\/em>\u00a01,1).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona \u00e8 racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porter\u00e0 con s\u00e9. L\u2019imprevedibilit\u00e0 del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenit\u00e0 allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all\u2019avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicit\u00e0. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. La Parola di Dio ci aiuta a trovarne le ragioni. Lasciamoci condurre da quanto l\u2019apostolo Paolo scrive proprio ai cristiani di Roma.<\/p>\n<p><em>Una Parola di speranza<\/em><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>\u00abGiustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Ges\u00f9 Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l\u2019accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo,saldi nella speranza della gloria di Dio. [&#8230;] La speranza poi non delude, perch\u00e9 l\u2019amore di Dio \u00e8 stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci \u00e8 stato dato\u00bb (<em>Rm<\/em>\u00a05,1-2.5). Sono molteplici gli spunti di riflessione<strong>\u00a0<\/strong>che qui San Paolo propone. Sappiamo che la Lettera ai Romani segna un passaggio decisivo nella sua attivit\u00e0 di evangelizzazione. Fino a quel momento l\u2019ha svolta nell\u2019area orientale dell\u2019Impero e ora lo aspetta Roma, con quanto essa rappresenta agli occhi del mondo: una sfida grande, da affrontare in nome dell\u2019annuncio del Vangelo, che non pu\u00f2 conoscere barriere n\u00e9 confini. La Chiesa di Roma non \u00e8 stata fondata da Paolo, e lui sente vivo il desiderio di raggiungerla presto, per portare a tutti il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, morto e risorto, come annuncio della speranza che compie le promesse, introduce alla gloria e, fondata sull\u2019amore, non delude.<\/li>\n<li>La speranza, infatti, nasce dall\u2019amore e si fonda sull\u2019amore che scaturisce dal Cuore di Ges\u00f9 trafitto sulla croce: \u00abSe infatti, quand\u2019eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto pi\u00f9 ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita\u00bb (<em>Rm<\/em>5,10). E la sua vita si manifesta nella nostra vita di fede, che inizia con il Battesimo, si sviluppa nella docilit\u00e0 alla grazia di Dio ed \u00e8 perci\u00f2 animata dalla speranza, sempre rinnovata e resa incrollabile dall\u2019azione dello Spirito Santo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 infatti lo Spirito Santo, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, a irradiare nei credenti la luce della speranza: Egli la tiene accesa come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perch\u00e9 \u00e8 fondata sulla certezza che niente e nessuno potr\u00e0 mai separarci dall\u2019amore divino: \u00abChi ci separer\u00e0 dall\u2019amore di Cristo? Forse la tribolazione, l\u2019angoscia, la persecuzione, la fame, la nudit\u00e0, il pericolo, la spada? [&#8230;]\u00a0Ma in tutte queste cose noi siamo pi\u00f9 che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che n\u00e9 morte n\u00e9 vita, n\u00e9 angeli n\u00e9 principati, n\u00e9 presente n\u00e9 avvenire, n\u00e9 potenze, n\u00e9 altezza n\u00e9 profondit\u00e0, n\u00e9 alcun\u2019altra creatura potr\u00e0 mai separarci dall\u2019amore di Dio, che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9, nostro Signore\u00bb (\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a08,35.37-39). Ecco perch\u00e9 questa speranza non cede nelle difficolt\u00e0: essa si fonda sulla fede ed \u00e8 nutrita dalla carit\u00e0, e cos\u00ec permette di andare avanti nella vita. Sant\u2019Agostino scrive in proposito: \u00abIn qualunque genere di vita, non si vive senza queste tre propensioni dell\u2019anima: credere, sperare, amare\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref1\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>San Paolo \u00e8 molto realista. Sa che la vita \u00e8 fatta di gioie e di dolori, che l\u2019amore viene messo alla prova quando aumentano le difficolt\u00e0 e la speranza sembra crollare davanti alla sofferenza. Eppure scrive: \u00abCi vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virt\u00f9 provata e la virt\u00f9 provata la speranza\u00bb (<em>Rm<\/em>5,3-4). Per l\u2019Apostolo, la tribolazione e la sofferenza sono le condizioni tipiche di quanti annunciano il Vangelo in contesti di incomprensione e di persecuzione (cfr.\u00a0<em>2Cor<\/em>\u00a06,3-10). Ma in tali situazioni, attraverso il buio si scorge una luce: si scopre come a sorreggere l\u2019evangelizzazione sia la forza che scaturisce dalla croce e dalla risurrezione di Cristo. E ci\u00f2 porta a sviluppare una virt\u00f9 strettamente imparentata con la speranza: la\u00a0<em>pazienza<\/em>. Siamo ormai abituati a volere tutto e subito, in un mondo dove la fretta \u00e8 diventata una costante. Non si ha pi\u00f9 il tempo per incontrarsi e spesso anche nelle famiglie diventa difficile trovarsi insieme e parlare con calma. La pazienza \u00e8 stata messa in fuga dalla fretta, recando un grave danno alle persone. Subentrano infatti l\u2019insofferenza, il nervosismo, a volte la violenza gratuita, che generano insoddisfazione e chiusura.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nell\u2019epoca di\u00a0<em>internet<\/em>, inoltre, dove lo spazio e il tempo sono soppiantati dal \u201cqui ed ora\u201d, la pazienza non \u00e8 di casa. Se fossimo ancora capaci di guardare con stupore al creato, potremmo comprendere quanto decisiva sia la pazienza. Attendere l\u2019alternarsi delle stagioni con i loro frutti; osservare la vita degli animali e i cicli del loro sviluppo; avere gli occhi semplici di San Francesco che nel suo\u00a0<em>Cantico delle creature<\/em>, scritto proprio 800 anni fa, percepiva il creato come una grande famiglia e chiamava il sole \u201cfratello\u201d e la luna \u201csorella\u201d.\u00a0<a name=\"_ftnref2\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Riscoprire la pazienza fa tanto bene a s\u00e9 e agli altri. San Paolo fa spesso ricorso alla pazienza per sottolineare l\u2019importanza della perseveranza e della fiducia in ci\u00f2 che ci \u00e8 stato promesso da Dio, ma anzitutto testimonia che Dio \u00e8 paziente con noi, Lui che \u00e8 \u00abil Dio della perseveranza e della consolazione\u00bb (\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a015,5). La pazienza, frutto anch\u2019essa dello Spirito Santo, tiene viva la speranza e la consolida come virt\u00f9 e stile di vita. Pertanto, impariamo a chiedere spesso la grazia della pazienza, che \u00e8 figlia della speranza e nello stesso tempo la sostiene.<\/p>\n<p><em>Un cammino di speranza<\/em><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>Da questo intreccio di speranza e pazienza appare chiaro come la vita cristiana sia\u00a0<em>un cammino<\/em>, che ha bisogno anche di\u00a0<em>momenti forti<\/em>per nutrire e irrobustire la speranza, insostituibile compagna che fa intravedere la meta: l\u2019incontro con il Signore Ges\u00f9. Mi piace pensare che un percorso di grazia, animato dalla spiritualit\u00e0 popolare, abbia preceduto l\u2019indizione, nel 1300, del primo Giubileo. Non possiamo infatti dimenticare le varie forme attraverso cui la grazia del perdono si \u00e8 riversata con abbondanza sul santo Popolo fedele di Dio. Ricordiamo, ad esempio, la grande \u201cperdonanza\u201d che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L\u2019Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l\u2019Anno Santo. La Chiesa gi\u00e0 sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia. E ancora<strong>\u00a0<\/strong>prima, nel 1216, Papa Onorio III aveva accolto la supplica di San Francesco che chiedeva l\u2019indulgenza per quanti avrebbero visitato la Porziuncola nei primi due giorni di agosto. Lo stesso si pu\u00f2 affermare per il pellegrinaggio a Santiago di Compostela: infatti Papa Callisto II, nel 1122, concesse di celebrare il Giubileo in quel Santuario ogni volta che la festa dell\u2019apostolo Giacomo cadeva di domenica. \u00c8 bene che tale modalit\u00e0 \u201cdiffusa\u201d di celebrazioni giubilari continui, cos\u00ec che la forza del perdono di Dio sostenga e accompagni il cammino delle comunit\u00e0 e delle persone.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Non a caso\u00a0<em>il pellegrinaggio<\/em>\u00a0esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. Mettersi in cammino \u00e8 tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell\u2019essenzialit\u00e0. Anche nel prossimo anno i\u00a0<em>pellegrini di speranza<\/em>\u00a0non mancheranno di percorrere vie antiche e moderne per vivere intensamente l\u2019esperienza giubilare. Nella stessa citt\u00e0 di Roma, inoltre, saranno presenti itinerari di fede, in aggiunta a quelli tradizionali delle catacombe e delle Sette Chiese. Transitare da un Paese all\u2019altro, come se i confini fossero superati, passare da una citt\u00e0 all\u2019altra nella contemplazione del creato e delle opere d\u2019arte permetter\u00e0 di fare tesoro di esperienze e culture differenti, per portare dentro di s\u00e9 la bellezza che, armonizzata dalla preghiera, conduce a ringraziare Dio per le meraviglie da Lui compiute. Le chiese giubilari, lungo i percorsi e nell\u2019Urbe, potranno essere oasi di spiritualit\u00e0 dove ristorare il cammino della fede e abbeverarsi alle sorgenti della speranza, anzitutto accostandosi al Sacramento della Riconciliazione, insostituibile punto di partenza di un reale cammino di conversione. Nelle Chiese particolari si curi in modo speciale la preparazione dei sacerdoti e dei fedeli alle Confessioni e l\u2019accessibilit\u00e0 al sacramento nella forma individuale.<\/p>\n<p>A questo pellegrinaggio un invito particolare voglio rivolgere ai fedeli delle Chiese Orientali, in particolare a coloro che sono gi\u00e0 in piena comunione con il Successore di Pietro. Essi, che hanno tanto sofferto, spesso fino alla morte, per la loro fedelt\u00e0 a Cristo e alla Chiesa, si devono sentire particolarmente benvenuti in questa Roma che \u00e8 Madre anche per loro e che custodisce tante memorie della loro presenza. La Chiesa Cattolica, che \u00e8 arricchita dalle loro antichissime liturgie, dalla teologia e dalla spiritualit\u00e0 dei Padri, monaci e teologi, vuole esprimere simbolicamente l\u2019accoglienza loro e dei loro fratelli e sorelle ortodossi, in un\u2019epoca in cui gi\u00e0 vivono il pellegrinaggio della Via Crucis, con cui sono spesso costretti a lasciare le loro terre d\u2019origine, le loro terre sante, da cui li scacciano verso Paesi pi\u00f9 sicuri la violenza e l\u2019instabilit\u00e0. Per loro la speranza di essere amati dalla Chiesa, che non li abbandoner\u00e0, ma li seguir\u00e0 dovunque andranno, rende ancora pi\u00f9 forte il segno del Giubileo.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong>6<\/strong>. L\u2019Anno Santo 2025 si pone in continuit\u00e0 con i precedenti eventi di grazia. Nell\u2019ultimo Giubileo Ordinario si \u00e8 varcata la soglia dei duemila anni della nascita di Ges\u00f9 Cristo. In seguito, il 13 marzo 2015, ho indetto un Giubileo Straordinario con lo scopo di manifestare e permettere di incontrare il \u201cVolto della misericordia\u201d di Dio,\u00a0<a name=\"_ftnref3\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn3\">[3]<\/a>annuncio centrale del Vangelo per ogni persona in ogni epoca. Ora \u00e8 giunto il tempo di un nuovo Giubileo, nel quale spalancare ancora la Porta Santa per offrire l\u2019esperienza viva dell\u2019amore di Dio, che suscita nel cuore la speranza certa della salvezza in Cristo. Nello stesso tempo, questo Anno Santo orienter\u00e0 il cammino verso un\u2019altra ricorrenza fondamentale per tutti i cristiani: nel 2033, infatti, si celebreranno i duemila anni della Redenzione compiuta attraverso la passione, morte e risurrezione del Signore Ges\u00f9. Siamo cos\u00ec dinanzi a un percorso segnato da grandi tappe, nelle quali la grazia di Dio precede e accompagna il popolo che cammina zelante nella fede, operoso nella carit\u00e0 e perseverante nella speranza (cfr.\u00a0<em>1Ts<\/em>1,3).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Sostenuto da una cos\u00ec lunga tradizione e nella certezza che questo Anno giubilare potr\u00e0 essere per tutta la Chiesa un\u2019intensa esperienza di grazia e di speranza, stabilisco che la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano sia aperta il 24 dicembre del presente anno 2024, dando cos\u00ec inizio al Giubileo Ordinario. La domenica successiva, 29 dicembre 2024, aprir\u00f2 la Porta Santa della mia cattedrale di San Giovanni in Laterano, che il 9 novembre di quest\u2019anno celebrer\u00e0 i 1700 anni della dedicazione. A seguire, il 1\u00b0 gennaio 2025, Solennit\u00e0 di Maria Santissima Madre di Dio, verr\u00e0 aperta la Porta Santa della Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Infine, domenica 5 gennaio sar\u00e0 aperta la Porta Santa della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Queste ultime tre Porte Sante saranno chiuse entro domenica 28 dicembre dello stesso anno.<\/p>\n<p>Stabilisco inoltre che domenica 29 dicembre 2024, in tutte le cattedrali e concattedrali, i Vescovi diocesani celebrino la santa Eucaristia come solenne apertura dell\u2019Anno giubilare, secondo il Rituale che verr\u00e0 predisposto per l\u2019occasione. Per la celebrazione nella chiesa concattedrale, il Vescovo potr\u00e0 essere sostituito da un suo Delegato appositamente designato. Il pellegrinaggio da una chiesa, scelta per la\u00a0<em>collectio<\/em>, verso la cattedrale sia il segno del cammino di speranza che, illuminato dalla Parola di Dio, accomuna i credenti. In esso si dia lettura di alcuni brani del presente Documento e si annunci al popolo l\u2019Indulgenza Giubilare, che potr\u00e0 essere ottenuta secondo le prescrizioni contenute nel medesimo Rituale per la celebrazione del Giubileo nelle Chiese particolari. Durante l\u2019Anno Santo, che nelle Chiese particolari terminer\u00e0 domenica 28 dicembre 2025, si abbia cura che il Popolo di Dio possa accogliere con piena partecipazione sia l\u2019annuncio di speranza della grazia di Dio sia i segni che ne attestano l\u2019efficacia.<\/p>\n<p>Il Giubileo Ordinario terminer\u00e0 con la chiusura della Porta Santa della Basilica papale di San Pietro in Vaticano il 6 gennaio 2026, Epifania del Signore. Possa la luce della speranza cristiana raggiungere ogni persona, come messaggio dell\u2019amore di Dio rivolto a tutti! E possa la Chiesa essere testimone fedele di questo annuncio in ogni parte del mondo!<\/p>\n<p><em>Segni di speranza<\/em><\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li>Oltre ad attingere la speranza nella grazia di Dio, siamo chiamati a riscoprirla anche nei\u00a0<em>segni dei tempi<\/em>che il Signore ci offre. Come afferma il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/index_it.htm\">Concilio Vaticano II<\/a>, \u00ab\u00e8 dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, cos\u00ec che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref4\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00c8 necessario, quindi, porre attenzione al tanto bene che \u00e8 presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza. Ma i segni dei tempi, che racchiudono l\u2019anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza.<\/li>\n<li>Il primo segno di speranza si traduca in\u00a0<em>pace<\/em>per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della\u00a0<em>guerra<\/em>. Immemore dei drammi del passato, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalit\u00e0 della violenza. Cosa manca ancora a questi popoli che gi\u00e0 non abbiano subito? Com\u2019\u00e8 possibile che il loro grido disperato di aiuto non spinga i responsabili delle Nazioni a voler porre fine ai troppi conflitti regionali, consapevoli delle conseguenze che ne possono derivare a livello mondiale? \u00c8 troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte? Il Giubileo ricordi che quanti si fanno \u00aboperatori di pace saranno chiamati figli di Dio\u00bb (<em>Mt<\/em>\u00a05,9). L\u2019esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti. Non venga a mancare l\u2019impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creativit\u00e0 spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura.<\/li>\n<li>Guardare al futuro con speranza equivale anche ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere. Purtroppo, dobbiamo constatare con tristezza che in tante situazioni tale prospettiva viene a mancare. La prima conseguenza \u00e8 la\u00a0<em>perdita del desiderio di trasmettere la vita<\/em>. A causa dei ritmi di vita frenetici, dei timori riguardo al futuro, della mancanza di garanzie lavorative e tutele sociali adeguate, di modelli sociali in cui a dettare l\u2019agenda \u00e8 la ricerca del profitto anzich\u00e9 la cura delle relazioni, si assiste in vari Paesi a un preoccupante\u00a0<em>calo della natalit\u00e0<\/em>. Al contrario, in altri contesti, \u00abincolpare l\u2019incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, \u00e8 un modo per non affrontare i problemi\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref5\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn5\">[5]<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019apertura alla vita con una maternit\u00e0 e paternit\u00e0 responsabile \u00e8 il progetto che il Creatore ha inscritto nel cuore e nel corpo degli uomini e delle donne, una missione che il Signore affida agli sposi e al loro amore. \u00c8 urgente che, oltre all\u2019impegno legislativo degli Stati, non venga a mancare il sostegno convinto delle comunit\u00e0 credenti e dell\u2019intera comunit\u00e0 civile in tutte le sue componenti, perch\u00e9\u00a0<em>il desiderio dei giovani di generare nuovi figli e figlie<\/em>, come frutto della fecondit\u00e0 del loro amore, d\u00e0 futuro ad ogni societ\u00e0 ed \u00e8 questione di speranza: dipende dalla speranza e genera speranza.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 cristiana perci\u00f2 non pu\u00f2 essere seconda a nessuno nel sostenere la necessit\u00e0 di\u00a0<em>un\u2019alleanza sociale per la speranza<\/em>, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo. Ma tutti, in realt\u00e0, hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere, perch\u00e9 l\u2019essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr.\u00a0<em>Gen<\/em>\u00a01,26), non pu\u00f2 accontentarsi di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realt\u00e0 soltanto materiali. Ci\u00f2 rinchiude nell\u2019individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti.<\/p>\n<ol start=\"10\">\n<li>Nell\u2019Anno giubilare saremo chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio. Penso ai\u00a0<em>detenuti<\/em>che, privi della libert\u00e0, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto. Propongo ai Governi che nell\u2019Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in s\u00e9 stesse e nella societ\u00e0; percorsi di reinserimento nella comunit\u00e0 a cui corrisponda un concreto impegno nell\u2019osservanza delle leggi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 un richiamo antico, che proviene dalla Parola di Dio e permane con tutto il suo valore sapienziale nell\u2019invocare atti di clemenza e di liberazione che permettano di ricominciare: \u00abDichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti\u00bb (\u00a0<em>Lv<\/em>\u00a025,10). Quanto stabilito dalla Legge mosaica \u00e8 ripreso dal profeta Isaia: \u00abIl Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libert\u00e0 degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l\u2019anno di grazia del Signore\u00bb (\u00a0<em>Is<\/em>\u00a061,1-2). Sono le parole che Ges\u00f9 ha fatto proprie all\u2019inizio del suo ministero, dichiarando in s\u00e9 stesso il compimento dell\u2019\u201canno di grazia del Signore\u201d (cfr.\u00a0<em>Lc<\/em>\u00a04,18-19). In ogni angolo della terra, i credenti, specialmente i Pastori, si facciano interpreti di tali istanze, formando una voce sola che chieda con coraggio condizioni dignitose per chi \u00e8 recluso, rispetto dei diritti umani e soprattutto l\u2019abolizione della pena di morte, provvedimento contrario alla fede cristiana e che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento.\u00a0<a name=\"_ftnref6\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Per offrire ai detenuti un segno concreto di vicinanza, io stesso desidero aprire una Porta Santa in un carcere, perch\u00e9 sia per loro un simbolo che invita a guardare all\u2019avvenire con speranza e con rinnovato impegno di vita.<\/p>\n<ol start=\"11\">\n<li>Segni di speranza andranno offerti agli\u00a0<em>ammalati<\/em>, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell\u2019affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e pi\u00f9 fragili.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Non manchi l\u2019attenzione inclusiva verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilit\u00e0 che limitano molto l\u2019autonomia personale. La cura per loro \u00e8 un inno alla dignit\u00e0 umana, un canto di speranza che richiede la coralit\u00e0 della societ\u00e0 intera.<\/p>\n<ol start=\"12\">\n<li>Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in s\u00e9 stessi la rappresentano: i\u00a0<em>giovani<\/em>. Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l\u2019avvenire. \u00c8 bello vederli sprigionare energie, ad esempio quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamit\u00e0 e di disagio sociale. Ma \u00e8 triste vedere giovani privi di speranza; d\u2019altronde, quando il futuro \u00e8 incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un\u2019occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, \u00e8 inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia. L\u2019illusione delle droghe, il rischio della trasgressione e la ricerca dell\u2019effimero creano in loro pi\u00f9 che in altri confusione e nascondono la bellezza e il senso della vita, facendoli scivolare in baratri oscuri e spingendoli a compiere gesti autodistruttivi. Per questo il Giubileo sia nella Chiesa occasione di slancio nei loro confronti: con una rinnovata passione prendiamoci cura dei ragazzi, degli studenti, dei fidanzati, delle giovani generazioni! Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!<\/li>\n<li>Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei\u00a0<em>migranti<\/em>, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per s\u00e9 stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l\u2019accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignit\u00e0, si accompagni con la responsabilit\u00e0, affinch\u00e9 a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore. Ai tanti\u00a0<em>esuli<\/em>,\u00a0<em>profughi<\/em><em>e rifugiati<\/em>, che le controverse vicende internazionali obbligano a fuggire per evitare guerre, violenze e discriminazioni, siano garantiti la sicurezza e l\u2019accesso al lavoro e all\u2019istruzione, strumenti necessari per il loro inserimento nel nuovo contesto sociale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>La comunit\u00e0 cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei pi\u00f9 deboli. Spalanchi con generosit\u00e0 le porte dell\u2019accoglienza, perch\u00e9 a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: \u00abEro straniero e mi avete accolto\u00bb, perch\u00e9 \u00abtutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli l\u2019avete fatto a me\u00bb (<em>Mt<\/em>\u00a025,35.40).<\/p>\n<ol start=\"14\">\n<li>Segni di speranza meritano gli\u00a0<em>anziani<\/em>, che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono. Valorizzare il tesoro che sono, la loro esperienza di vita, la sapienza di cui sono portatori e il contributo che sono in grado di offrire, \u00e8 un impegno per la comunit\u00e0 cristiana e per la societ\u00e0 civile, chiamate a lavorare insieme per l\u2019alleanza tra le generazioni.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Un pensiero particolare rivolgo\u00a0<em>ai<\/em>\u00a0<em>nonni e alle nonne<\/em>, che rappresentano la trasmissione della fede e della saggezza di vita alle generazioni pi\u00f9 giovani. Siano sostenuti dalla gratitudine dei figli e dall\u2019amore dei nipoti, che trovano in loro radicamento, comprensione e incoraggiamento.<\/p>\n<ol start=\"15\">\n<li>Speranza invoco in modo accorato per i miliardi di\u00a0<em>poveri<\/em>, che spesso mancano del necessario per vivere. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c\u2019\u00e8 il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche, che si riscontrano ormai ovunque, non soltanto in determinate aree del mondo. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un\u2019abitazione, n\u00e9 il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l\u2019esclusione e l\u2019indifferenza di tanti. \u00c8 scandaloso che, in un mondo dotato di enormi risorse, destinate in larga parte agli armamenti, i poveri siano \u00abla maggior parte [\u2026], miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo pi\u00f9 sembra che i loro problemi si pongano come un\u2019appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell\u2019attuazione concreta, rimangono frequentemente all\u2019ultimo posto\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref7\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn7\">[7]<\/a>Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Appelli per la speranza<\/em><\/p>\n<ol start=\"16\">\n<li>Facendo eco alla parola antica dei profeti, il Giubileo ricorda che\u00a0<em>i beni della Terra<\/em>non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti. \u00c8 necessario che quanti possiedono ricchezze si facciano generosi, riconoscendo il volto dei fratelli nel bisogno. Penso in particolare a coloro che mancano di acqua e di cibo: la fame \u00e8 una piaga scandalosa nel corpo della nostra umanit\u00e0 e invita tutti a un sussulto di coscienza. Rinnovo l\u2019appello affinch\u00e9 \u00abcon il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi pi\u00f9 poveri, cos\u00ec che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita pi\u00f9 dignitosa\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref8\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn8\">[8]<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p>Un altro invito accorato desidero rivolgere in vista dell\u2019Anno giubilare: \u00e8 destinato alle Nazioni pi\u00f9 benestanti, perch\u00e9 riconoscano la gravit\u00e0 di tante decisioni prese e stabiliscano di\u00a0<em>condonare i debiti<\/em>\u00a0di Paesi che mai potrebbero ripagarli. Prima che di magnanimit\u00e0, \u00e8 una questione di giustizia, aggravata oggi da una nuova forma di iniquit\u00e0 di cui ci siamo resi consapevoli: \u00abC\u2019\u00e8 infatti un vero \u201cdebito ecologico\u201d, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all\u2019uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref9\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Come insegna la Sacra Scrittura, la terra appartiene a Dio e noi tutti vi abitiamo come \u00abforestieri e ospiti\u00bb (\u00a0<em>Lv<\/em>\u00a025,23). Se veramente vogliamo preparare nel mondo la via della pace, impegniamoci a rimediare alle cause remote delle ingiustizie, ripianiamo i debiti iniqui e insolvibili, saziamo gli affamati.<\/p>\n<ol start=\"17\">\n<li>Durante il prossimo Giubileo cadr\u00e0 una ricorrenza molto significativa per tutti i cristiani. Si compiranno, infatti,\u00a0<em>1700 anni dalla celebrazione del primo grande Concilio ecumenico, quello di Nicea<\/em>. \u00c8 bene ricordare che, fin dai tempi apostolici, i Pastori si riunirono in diverse occasioni in assemblee allo scopo di trattare tematiche dottrinali e questioni disciplinari. Nei primi secoli della fede i Sinodi si moltiplicarono sia nell\u2019Oriente sia nell\u2019Occidente cristiano, mostrando quanto fosse importante custodire l\u2019unit\u00e0 del Popolo di Dio e l\u2019annuncio fedele del Vangelo. L\u2019Anno giubilare potr\u00e0 essere un\u2019opportunit\u00e0 importante per dare concretezza a questa forma sinodale, che la comunit\u00e0 cristiana avverte oggi come espressione sempre pi\u00f9 necessaria per meglio corrispondere all\u2019urgenza dell\u2019evangelizzazione: tutti i battezzati, ognuno con il proprio carisma e ministero, corresponsabili affinch\u00e9 molteplici segni di speranza testimonino la presenza di Dio nel mondo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Concilio di Nicea ebbe il compito di preservare l\u2019unit\u00e0, seriamente minacciata dalla negazione della divinit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo e della sua uguaglianza con il Padre. Erano presenti circa trecento Vescovi, che si riunirono nel palazzo imperiale convocati su impulso dell\u2019imperatore Costantino il 20 maggio 325. Dopo vari dibattimenti, tutti, con la grazia dello Spirito, si riconobbero nel Simbolo di fede che ancora oggi professiamo nella Celebrazione eucaristica domenicale. I Padri conciliari vollero iniziare quel Simbolo utilizzando per la prima volta l\u2019espressione \u00abNoi crediamo\u00bb,\u00a0<a name=\"_ftnref10\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0a testimonianza che in quel \u201cNoi\u201d tutte le Chiese si ritrovavano in comunione, e tutti i cristiani professavano la medesima fede.<\/p>\n<p>Il Concilio di Nicea \u00e8 una pietra miliare nella storia della Chiesa. L\u2019anniversario della sua ricorrenza invita i cristiani a unirsi nella lode e nel ringraziamento alla Santissima Trinit\u00e0 e in particolare a Ges\u00f9 Cristo, il Figlio di Dio, \u00abdella stessa sostanza del Padre\u00bb,\u00a0<a name=\"_ftnref11\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0che ci ha rivelato tale mistero di amore. Ma Nicea rappresenta anche un invito a tutte le Chiese e Comunit\u00e0 ecclesiali a procedere nel cammino verso l\u2019unit\u00e0 visibile, a non stancarsi di cercare forme adeguate per corrispondere pienamente alla preghiera di Ges\u00f9: \u00abPerch\u00e9 tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch\u2019essi in noi, perch\u00e9 il mondo creda che tu mi hai mandato\u00bb (\u00a0<em>Gv<\/em>\u00a017,21).<\/p>\n<p>Al Concilio di Nicea si tratt\u00f2 anche della datazione della Pasqua. A tale riguardo, vi sono ancora oggi posizioni differenti, che impediscono di celebrare nello stesso giorno l\u2019evento fondante della fede. Per una provvidenziale circostanza, ci\u00f2 avverr\u00e0 proprio nell\u2019Anno 2025. Possa essere questo un appello per tutti i cristiani d\u2019Oriente e d\u2019Occidente a compiere un passo deciso verso l\u2019unit\u00e0<strong>\u00a0<\/strong>intorno a una data comune per la Pasqua. Molti, \u00e8 bene ricordarlo, non hanno pi\u00f9 cognizione delle diatribe del passato e non comprendono come possano sussistere divisioni a tale proposito.<\/p>\n<p><em>Ancorati alla speranza<\/em><\/p>\n<ol start=\"18\">\n<li>La speranza, insieme alla fede e alla carit\u00e0, forma il trittico delle \u201cvirt\u00f9 teologali\u201d, che esprimono l\u2019essenza della vita cristiana (cfr.\u00a0<em>1Cor<\/em>13,13;\u00a0<em>1Ts<\/em>\u00a01,3). Nel loro dinamismo inscindibile, la speranza \u00e8 quella che, per cos\u00ec dire, imprime l\u2019orientamento, indica la direzione e la finalit\u00e0 dell\u2019esistenza credente. Perci\u00f2 l\u2019apostolo Paolo invita ad essere \u00ablieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera\u00bb (<em>Rm<\/em>\u00a012,12). S\u00ec, abbiamo bisogno di \u00ababbondare nella speranza\u00bb (cfr.\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a015,13)<br \/>\nper testimoniare in modo credibile e attraente la fede e l\u2019amore che portiamo nel cuore; perch\u00e9 la fede sia gioiosa, la carit\u00e0 entusiasta; perch\u00e9 ognuno sia in grado di donare anche solo un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito, sapendo che, nello Spirito di Ges\u00f9, ci\u00f2<strong>\u00a0<\/strong>pu\u00f2 diventare per chi lo riceve un seme fecondo di speranza. Ma qual \u00e8 il fondamento del nostro sperare? Per comprenderlo \u00e8 bene soffermarci sulle ragioni della nostra speranza (cfr.\u00a0<em>1Pt<\/em>\u00a03,15).<\/li>\n<li>\u00abCredo la\u00a0<em>vita eterna<\/em>\u00bb:\u00a0<a name=\"_ftnref12\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn12\">[12]<\/a>cos\u00ec professa la nostra fede e la speranza cristiana trova in queste parole un cardine fondamentale. Essa, infatti, \u00ab\u00e8 la virt\u00f9 teologale per la quale desideriamo [\u2026] la vita eterna come nostra felicit\u00e0\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref13\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma: \u00abSe manca la base religiosa e la speranza della vita eterna, la dignit\u00e0 umana viene lesa in maniera assai grave, come si constata spesso al giorno d\u2019oggi, e gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref14\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Noi, invece, in virt\u00f9 della speranza nella quale siamo stati salvati, guardando al tempo che scorre, abbiamo la certezza che la storia dell\u2019umanit\u00e0 e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all\u2019incontro con il Signore della gloria. Viviamo dunque nell\u2019attesa del suo ritorno e nella speranza di vivere per sempre in Lui: \u00e8 con questo spirito che facciamo nostra la commossa invocazione dei primi cristiani, con la quale termina la Sacra Scrittura: \u00abVieni, Signore Ges\u00f9!\u00bb (\u00a0<em>Ap<\/em>\u00a022,20).<\/li>\n<li>Ges\u00f9 morto e risorto \u00e8 il cuore della nostra fede. San Paolo, nell\u2019enunciare in poche parole, utilizzando solo quattro verbi, tale contenuto, ci trasmette il \u201cnucleo\u201d della nostra speranza: \u00abA voi [\u2026]\u00a0ho trasmesso, anzitutto, quello che anch\u2019io ho ricevuto, cio\u00e8 che Cristo mor\u00ec per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che \u00e8 risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici\u00bb (\u00a0<em>1Cor<\/em>15,3-5). Cristo\u00a0<em>mor\u00ec<\/em>,\u00a0<em>fu sepolto<\/em>,\u00a0<em>\u00e8 risorto<\/em>,\u00a0<em>apparve<\/em>. Per noi \u00e8 passato attraverso il dramma della morte. L\u2019amore del Padre lo ha risuscitato nella forza dello Spirito, facendo della sua umanit\u00e0 la primizia dell\u2019eternit\u00e0 per la nostra salvezza. La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, dove tutto sembra finire, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci \u00e8 stata comunicata nel Battesimo, \u00abla vita non \u00e8 tolta, ma trasformata\u00bb,\u00a0<a name=\"_ftnref15\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0per sempre. Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l\u2019eternit\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p>E se di fronte alla\u00a0<em>morte<\/em>, dolorosa separazione che costringe a lasciare gli affetti pi\u00f9 cari, non \u00e8 consentita alcuna retorica, il Giubileo ci offrir\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di riscoprire, con immensa gratitudine, il dono di quella vita nuova ricevuta nel Battesimo in grado di trasfigurarne il dramma. \u00c8 significativo ripensare, nel contesto giubilare, a come tale mistero sia stato compreso fin dai primi secoli della fede. Per lungo tempo, ad esempio, i cristiani hanno costruito la vasca battesimale a forma ottagonale, e ancora oggi possiamo ammirare molti battisteri antichi che conservano tale forma, come a Roma presso San Giovanni in Laterano. Essa indica che nel fonte battesimale viene inaugurato l\u2019ottavo giorno, cio\u00e8 quello della risurrezione, il giorno che va oltre il ritmo abituale, segnato dalla scadenza settimanale, aprendo cos\u00ec il ciclo del tempo alla dimensione dell\u2019eternit\u00e0, alla vita che dura per sempre: questo \u00e8 il traguardo a cui tendiamo nel nostro pellegrinaggio terreno (cfr.\u00a0<em>Rm<\/em>\u00a06,22).<\/p>\n<p>La testimonianza pi\u00f9 convincente di tale speranza ci viene offerta dai<em>\u00a0martiri<\/em>, che, saldi nella fede in Cristo risorto, hanno saputo rinunciare alla vita stessa di quaggi\u00f9 pur di non tradire il loro Signore. Essi sono presenti in tutte le epoche e sono numerosi, forse pi\u00f9 che mai, ai nostri giorni, quali confessori della vita che non conosce fine. Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza per rendere feconda la nostra speranza.<\/p>\n<p>Questi martiri, appartenenti alle diverse tradizioni cristiane, sono anche semi di unit\u00e0 perch\u00e9 esprimono l\u2019ecumenismo del sangue. Durante il Giubileo pertanto \u00e8 mio vivo desiderio che non manchi una celebrazione ecumenica in modo da rendere evidente la ricchezza della testimonianza di questi martiri.<\/p>\n<ol start=\"21\">\n<li>Cosa sar\u00e0 dunque di noi dopo la morte? Con Ges\u00f9 al di l\u00e0 di questa soglia c\u2019\u00e8 la vita eterna, che consiste nella comunione piena con Dio, nella contemplazione e partecipazione del suo amore infinito. Quanto adesso viviamo nella speranza, allora lo vedremo nella realt\u00e0. Sant\u2019Agostino in proposito scriveva: \u00abQuando mi sar\u00f2 unito a te con tutto me stesso, non esister\u00e0 per me dolore e pena dovunque. Sar\u00e0 vera vita la mia vita, tutta piena di te\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref16\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn16\">[16]<\/a>Cosa caratterizzer\u00e0 dunque tale pienezza di comunione? L\u2019essere felici.\u00a0<em>La felicit\u00e0<\/em>\u00a0\u00e8 la vocazione dell\u2019essere umano, un traguardo che riguarda tutti.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 la felicit\u00e0? Quale felicit\u00e0 attendiamo e desideriamo? Non un\u2019allegria passeggera, una soddisfazione effimera che, una volta raggiunta, chiede ancora e sempre di pi\u00f9, in una spirale di avidit\u00e0 in cui l\u2019animo umano non \u00e8 mai sazio, ma sempre pi\u00f9 vuoto. Abbiamo bisogno di una felicit\u00e0 che si compia definitivamente in quello che ci realizza, ovvero nell\u2019amore, cos\u00ec da poter dire, gi\u00e0 ora: \u00abSono amato, dunque esisto; ed esister\u00f2 per sempre nell\u2019Amore che non delude e dal quale niente e nessuno potr\u00e0 mai separarmi\u00bb. Ricordiamo ancora le parole dell\u2019Apostolo: \u00abIo sono [\u2026]<strong>\u00a0<\/strong>persuaso che n\u00e9 morte n\u00e9 vita, n\u00e9 angeli n\u00e9 principati, n\u00e9 presente n\u00e9 avvenire, n\u00e9 potenze, n\u00e9 altezza n\u00e9 profondit\u00e0, n\u00e9 alcun\u2019altra creatura potr\u00e0 mai separarci dall\u2019amore di Dio, che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9, nostro Signore\u00bb (<em>Rm<\/em>\u00a08,38-39).<\/p>\n<ol start=\"22\">\n<li>Un\u2019altra realt\u00e0 connessa con la vita eterna \u00e8 il\u00a0<em>giudizio di Dio<\/em>, sia al termine della nostra esistenza che alla fine dei tempi. L\u2019arte ha spesso cercato di rappresentarlo \u2013 pensiamo al capolavoro di Michelangelo nella Cappella Sistina \u2013 accogliendo la concezione teologica del tempo e trasmettendo in chi osserva un senso di timore. Se \u00e8 giusto disporci con grande consapevolezza e seriet\u00e0 al momento che ricapitola l\u2019esistenza, al tempo stesso \u00e8 necessario farlo sempre nella dimensione della speranza, virt\u00f9 teologale che sostiene la vita e permette di non cadere nella paura. Il giudizio di Dio, che \u00e8 amore (cfr.\u00a0<em>1Gv<\/em>4,8.16), non potr\u00e0 che basarsi sull\u2019amore, in special modo su quanto lo avremo o meno praticato nei riguardi dei pi\u00f9 bisognosi, nei quali Cristo, il Giudice stesso, \u00e8 presente (cfr.\u00a0\u00a0<em>Mt\u00a0<\/em>25,31-46). Si tratta pertanto di un giudizio diverso da quello degli uomini e dei tribunali terreni; va compreso come una relazione di verit\u00e0 con Dio-amore e con s\u00e9 stessi all\u2019interno del mistero insondabile della misericordia divina. La Sacra Scrittura afferma in proposito: \u00abHai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento [\u2026] e ci aspettiamo misericordia, quando siamo giudicati\u00bb (\u00a0<em>Sap<\/em>\u00a012,19.22). Come scriveva Benedetto XVI, \u00abnel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo e in noi. Il dolore dell\u2019amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref17\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn17\">[17]<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il giudizio, quindi, riguarda la salvezza nella quale speriamo e che Ges\u00f9 ci ha ottenuto con la sua morte e risurrezione. Esso, pertanto, \u00e8 volto ad aprire all\u2019incontro definitivo con Lui. E poich\u00e9 in tale contesto non si pu\u00f2 pensare che il male compiuto rimanga nascosto, esso ha bisogno di venire\u00a0<em>purificato<\/em>, per consentirci il passaggio definitivo nell\u2019amore di Dio. Si comprende in tal senso la necessit\u00e0 di pregare per quanti hanno concluso il cammino terreno, solidariet\u00e0 nell\u2019intercessione orante che rinviene la propria efficacia nella comunione dei santi, nel comune vincolo che ci unisce in Cristo, primogenito della creazione. Cos\u00ec l\u2019indulgenza giubilare, in forza della preghiera, \u00e8 destinata in modo particolare a quanti ci hanno preceduto, perch\u00e9 ottengano piena misericordia.<\/p>\n<ol start=\"23\">\n<li>L\u2019<em>indulgenza<\/em>, infatti, permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio. Non \u00e8 un caso che nell\u2019antichit\u00e0 il termine \u201cmisericordia\u201d fosse interscambiabile con quello di \u201cindulgenza\u201d, proprio perch\u00e9 esso intende esprimere la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il\u00a0<em>Sacramento della Penitenza<\/em>\u00a0ci assicura che Dio cancella i nostri peccati. Ritornano con la loro carica di consolazione le parole del Salmo: \u00abEgli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermit\u00e0, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bont\u00e0 e misericordia. [\u2026] Misericordioso e pietoso \u00e8 il Signore, lento all\u2019ira e grande nell\u2019amore. [\u2026] Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Perch\u00e9 quanto il cielo \u00e8 alto sulla terra, cos\u00ec la sua misericordia \u00e8 potente su quelli che lo temono; quanto dista l\u2019oriente dall\u2019occidente, cos\u00ec allontana da noi le nostre colpe\u00bb (<em>Sal<\/em>\u00a0103,3-4.8.10-12). La Riconciliazione sacramentale non \u00e8 solo una bella opportunit\u00e0 spirituale, ma rappresenta un passo decisivo, essenziale e irrinunciabile per il cammino di fede di ciascuno. L\u00ec permettiamo al Signore di distruggere i nostri peccati, di risanarci il cuore, di rialzarci e di abbracciarci, di farci conoscere il suo volto tenero e compassionevole. Non c\u2019\u00e8 infatti modo migliore per conoscere Dio che lasciarsi riconciliare da Lui (cfr.\u00a0<em>2Cor<\/em>\u00a05,20), assaporando il suo perdono. Non rinunciamo dunque alla Confessione, ma riscopriamo la bellezza del sacramento della guarigione e della gioia, la bellezza del perdono dei peccati!<\/p>\n<p>Tuttavia, come sappiamo per esperienza personale, il peccato \u201clascia il segno\u201d, porta con s\u00e9 delle conseguenze: non solo esteriori, in quanto conseguenze del male commesso, ma anche interiori, in quanto \u00abogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggi\u00f9, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref18\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Dunque permangono, nella nostra umanit\u00e0 debole e attratta dal male, dei \u201cresidui del peccato\u201d. Essi vengono rimossi dall\u2019indulgenza, sempre per la grazia di Cristo, il quale, come scrisse San Paolo VI, \u00e8 \u00abla nostra \u201cindulgenza\u201d\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref19\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0La Penitenzieria Apostolica provveder\u00e0 ad emanare le disposizioni per poter ottenere e rendere effettiva la pratica dell\u2019Indulgenza Giubilare.<\/p>\n<p>Tale esperienza piena di perdono non pu\u00f2 che aprire il cuore e la mente a\u00a0<em>perdonare<\/em>. Perdonare non cambia il passato, non pu\u00f2 modificare ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 avvenuto; e, tuttavia, il perdono pu\u00f2 permettere di cambiare il futuro e di vivere in modo diverso, senza rancore, livore e vendetta. Il futuro rischiarato dal perdono consente di leggere il passato con occhi diversi, pi\u00f9 sereni, seppure ancora solcati da lacrime.<\/p>\n<p>Nello scorso Giubileo Straordinario ho istituito i\u00a0<em>Missionari della Misericordia<\/em>, che continuano a svolgere un\u2019importante missione. Possano anche durante il prossimo Giubileo esercitare il loro ministero, restituendo speranza e perdonando ogni volta che un peccatore si rivolge a loro con cuore aperto e animo pentito. Continuino ad essere strumenti di riconciliazione e aiutino a guardare l\u2019avvenire con la speranza del cuore che proviene dalla misericordia del Padre. Auspico che i Vescovi possano avvalersi del loro prezioso servizio, specialmente inviandoli laddove la speranza \u00e8 messa a dura prova, come nelle carceri, negli ospedali e nei luoghi in cui la dignit\u00e0 della persona viene calpestata, nelle situazioni pi\u00f9 disagiate e nei contesti di maggior degrado, perch\u00e9 nessuno sia privo della possibilit\u00e0 di ricevere il perdono e la consolazione di Dio.<\/p>\n<ol start=\"24\">\n<li>La speranza trova nella\u00a0<em>Madre di Dio<\/em>la pi\u00f9 alta testimone. In lei vediamo come la speranza non sia fatuo ottimismo, ma dono di grazia nel realismo della vita. Come ogni mamma, tutte le volte che guardava al Figlio pensava al suo futuro, e certamente nel cuore restavano scolpite quelle parole che Simeone le aveva rivolto nel tempio: \u00abEgli \u00e8 qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione \u2013 e anche a te una spada trafigger\u00e0 l\u2019anima\u00bb (<em>Lc<\/em>\u00a02,34-35). E ai piedi della croce, mentre vedeva Ges\u00f9 innocente soffrire e morire, pur attraversata da un dolore straziante, ripeteva il suo \u201cs\u00ec\u201d, senza perdere la speranza e la fiducia nel Signore. In tal modo ella cooperava per noi al compimento di quanto suo Figlio aveva detto, annunciando che avrebbe dovuto \u00absoffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere\u00bb<br \/>\n(<em>Mc<\/em>\u00a08,31), e nel travaglio di quel dolore offerto per amore diventava Madre nostra, Madre della speranza. Non \u00e8 un caso che la piet\u00e0 popolare continui a invocare la Vergine Santa come\u00a0<em>Stella maris<\/em>, un titolo espressivo della speranza certa che nelle burrascose vicende della vita la Madre di Dio viene in nostro aiuto, ci sorregge e ci invita ad avere fiducia e a continuare a sperare.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In proposito, mi piace ricordare che il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, a Citt\u00e0 del Messico, si sta preparando a celebrare, nel 2031, i 500 anni dalla prima apparizione della Vergine. Attraverso il giovane Juan Diego la Madre di Dio faceva giungere un rivoluzionario messaggio di speranza che anche oggi ripete a tutti i pellegrini e ai fedeli: \u00abNon sto forse qui io, che sono tua madre?\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref20\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0Un messaggio simile viene impresso nei cuori in tanti Santuari mariani sparsi nel mondo, mete di numerosi pellegrini, che affidano alla Madre di Dio preoccupazioni, dolori e attese. In questo Anno giubilare i Santuari siano luoghi santi di accoglienza e spazi privilegiati per generare speranza. Invito i pellegrini che verranno a Roma a fare una sosta di preghiera nei Santuari mariani della citt\u00e0 per venerare la Vergine Maria e invocare la sua protezione. Sono fiducioso che tutti, specialmente quanti soffrono e sono tribolati, potranno sperimentare la vicinanza della pi\u00f9 affettuosa delle mamme, che mai abbandona i suoi figli, lei che per il santo Popolo di Dio \u00e8 \u00absegno di sicura speranza e di consolazione\u00bb.\u00a0<a name=\"_ftnref21\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftn21\">[21]<\/a><\/p>\n<ol start=\"25\">\n<li>In cammino verso il Giubileo, ritorniamo alla Sacra Scrittura e sentiamo rivolte a noi queste parole: \u00abNoi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci \u00e8 proposta. In essa infatti abbiamo come\u00a0<em>un\u2019\u00e0ncora sicura e salda<\/em>per la nostra vita: essa entra fino al di l\u00e0 del velo del santuario, dove Ges\u00f9 \u00e8 entrato come precursore per noi\u00bb (<em>Eb<\/em>\u00a06,18-20). \u00c8 un invito forte a non perdere mai la speranza che ci \u00e8 stata donata, a tenerla stretta trovando rifugio in Dio.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019immagine dell\u2019\u00e0ncora \u00e8 suggestiva per comprendere la stabilit\u00e0 e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Ges\u00f9. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, perch\u00e9 siamo ancorati alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte. Questa speranza, ben pi\u00f9 grande delle soddisfazioni di ogni giorno e dei miglioramenti delle condizioni di vita, ci trasporta al di l\u00e0 delle prove e ci esorta a camminare senza perdere di vista la grandezza della meta alla quale siamo chiamati, il Cielo.<\/p>\n<p>Il prossimo Giubileo, dunque, sar\u00e0 un Anno Santo caratterizzato dalla speranza che non tramonta, quella in Dio. Ci aiuti pure a ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella societ\u00e0, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignit\u00e0 di ogni persona e nel rispetto del creato. La testimonianza credente possa essere nel mondo lievito di genuina speranza, annuncio di cieli nuovi e terra nuova (cfr.\u00a0<em>2Pt<\/em>\u00a03,13), dove abitare nella giustizia e nella concordia tra i popoli, protesi verso il compimento della promessa del Signore.<\/p>\n<p>Lasciamoci fin d\u2019ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: \u00abSpera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore\u00bb (<em>Sal<\/em>\u00a027,14). Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell\u2019attesa fiduciosa del ritorno del Signore Ges\u00f9 Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.<\/p>\n<p><em>Dato a Roma, presso San Giovanni in Laterano, il 9 maggio, Solennit\u00e0 dell\u2019Ascensione di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, dell\u2019Anno 2024, dodicesimo di Pontificato.<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em>FRANCESCO<\/p>\n<p>____________________________________<br \/>\n<a name=\"_ftn1\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref1\">[1]<\/a>\u2002Agostino,\u00a0<em>Discorsi<\/em>, 198 augm., 2.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref2\">[2]<\/a>\u2002Cfr.\u00a0<em>Fonti Francescane<\/em>, n. 263,6.10.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Cfr. Francesco,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_letters\/documents\/papa-francesco_bolla_20150411_misericordiae-vultus.html\">Misericordiae Vultus<\/a><\/em>, Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della misericordia, 11 aprile 2015,<br \/>\nnn. 1-3.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref4\">[4]<\/a>\u2002Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Pastorale\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a>\u00a0<\/em>sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 7 dicembre 1965, n. 4.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref5\">[5]<\/a>\u2002Francesco, Lettera Enciclica\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\">Laudato si\u2019<\/a><\/em>\u00a0sulla cura della casa comune, 24 maggio 2015, n. 50.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref6\">[6]<\/a>\u2002Cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/catechism_it\/p3s2c2a5_it.htm#I.%20Il%20rispetto%20della%20vita%20umana\"><em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em><\/a>, n. 2267.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref7\">[7]<\/a>\u2002Francesco,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\">Laudato si\u2019<\/a><\/em>, cit., n. 49.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref8\">[8]<\/a>\u2002Francesco, Lettera Enciclica\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html#262\"><em>Fratelli tutti<\/em><\/a>\u00a0sulla fraternit\u00e0 e l\u2019amicizia sociale, 3 ottobre 2020, n. 262.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref9\">[9]<\/a>\u2002Francesco,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\">Laudato si\u2019<\/a><\/em>, cit., n. 51.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref10\">[10]<\/a>\u2002\u00a0<em>Simbolo niceno<\/em>: H. Denzinger \u2013 A. Sch\u00f6nmetzer,\u00a0<em>Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum<\/em>, n. 125.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref11\">[11]<\/a>\u2002\u00a0<em>Ibid.<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref12\">[12]<\/a>\u2002\u00a0<em>Simbolo degli Apostoli<\/em>: H. Denzinger \u2013 A. Sch\u00f6nmetzer,\u00a0<em>Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum<\/em>, n. 30.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref13\">[13]<\/a>\u2002\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/catechism_it\/p3s1c1a7_it.htm#II.%20Le%20virt%C3%B9%20teologali\"><em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em><\/a>, n. 1817.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref14\">[14]<\/a>\u2002Concilio Ecumenico Vaticano II,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, cit., n. 21.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref15\">[15]<\/a>\u2002Messale Romano,\u00a0<em>Prefazio dei defunti I<\/em>.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref16\">[16]<\/a>\u2002Agostino,\u00a0<em>Confessioni<\/em>, X, 28.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref17\">[17]<\/a>\u2002Benedetto XVI, Lettera Enciclica\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi.html\">Spe salvi<\/a><\/em>, 30 novembre 2007, n. 47.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn18\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref18\">[18]<\/a>\u2002\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/catechism_it\/p2s2c2a4_it.htm#X.%20Le%20indulgenze\"><em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em><\/a>, n. 1472.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn19\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref19\">[19]<\/a>\u2002Paolo VI, Lettera Apostolica\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/apost_letters\/documents\/hf_p-vi_apl_19740523_apostolorum-limina.html\">Apostolorum limina<\/a><\/em>, 23 maggio 1974, II.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn20\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref20\">[20]<\/a>\u2002\u00a0<em>Nican Mopohua<\/em>, n. 119.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn21\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/bulls\/documents\/20240509_spes-non-confundit_bolla-giubileo2025.html#_ftnref21\">[21]<\/a>\u2002Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Dogmatica\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html\"><em>Lumen gentium<\/em><\/a>\u00a0sulla Chiesa, 21 novembre 1964, n. 68.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SPES NON CONFUNDIT Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell&#8217;Anno 2025 \u00abSpes non confundit\u00bb, \u00abla speranza non delude\u00bb (Rm5,5). 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