Ha dato se stesso per noi

deposizione 1Durante il Triduo Sacro siamo invitati a riflettere e a vivere con più sentito fervore il “mistero centrale della salvezza”, partecipando alle solenni cerimonie liturgiche che ci fanno rivivere gli ultimi giorni della vita di Gesù.

Il Giovedì Santo ci riporta all’istituzione dell’Eucaristia, dono supremo dell’amore di Dio nel suo progetto di redenzione. Quella sera, durante la Cena, Gesù, anticipando misticamente il sacrificio del Calvario, si donò in sacrificio, sotto le specie del Pane e del Vino, come egli stesso aveva preannunciato (cf. Gv 6) ed affidò agli Apostoli e ai loro Successori la missione e il potere di perpetuarne la memoria ripetendo lo stesso rito: “Fate questo in memoria di me!”. Scrivendo ai Corinzi verso l’anno 53-56, l’apostolo Paolo confermava i primi cristiani nella verità del “mistero eucaristico”, comunicando loro quanto egli stesso aveva appreso: “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi: fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo,

ogni volta che ne bevete, in memoria di me»” (1 Cor 11, 23-26). Parole di fondamentale importanza! Esse richiamano quanto Gesù effettivamente fece nell’Ultima Cena; ci partecipano la sua intenzione “sacrificale” mediante la “consacrazione” del pane e del vino, in sostituzione dell’agnello sacrificale degli Ebrei, la sua espressa intenzione di rendere gli Apostoli e i loro successori ministri dell’Eucaristia. L’Eucaristia come presenza reale di Cristo e come Sacramento di intima comunione di amore e di salvezza; il Sacerdozio, come ministero eucaristico riservato agli Apostoli e ai loro Successori: ecco il contenuto essenziale del Giovedì Santo. Si tratta di un “dogma di fede”, da accogliere quindi con profonda e perenne riconoscenza. Si tratta di un dono di Cristo, da apprezzare sempre più in un clima di sincera ed intensa devozione.

 Il Venerdì Santo ci farà rivivere il “mistero doloroso” della passione e morte in Croce di Gesù. Di fronte al Crocifisso assumono drammatica consistenza le parole da Lui pronunciate nel corso dell’Ultima Cena: “Questo è il sangue mio dell’alleanza, che è sparso per molti, in remissione dei peccati” (cf. Mc 14, 24; Mt 26, 28; Lc 22, 20). Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità, scegliendo a tal fine la morte più crudele ed umiliante, la crocifissione. Così medita San Pietro nella sua prima Lettera: Gesù “portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2, 24-25). E San Paolo a più riprese ribadisce che “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1 Cor 15, 3); “Cristo ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio” (Ef 5, 2); “Uno solo infatti è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tm 2, 5-6). Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in Croce il mistero si fa immenso ed insondabile per la ragione umana. In quanto vero uomo il Messia ha davvero sofferto in maniera indicibile dall’agonia spirituale nel Getsemani fino alla lunga e atroce agonia sulla Croce. Il cammino verso il Calvario è stata una indescrivibile sofferenza, sfociata nel terribile supplizio della crocifissione. Quale mistero è la passione di Cristo: Iddio, fattosi uomo, soffre per salvare l’uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità. Il Venerdì Santo, pertanto, ci fa pensare al continuo succedersi delle prove della storia, alle vicende umane segnate dalla perenne lotta tra il bene e il male. La Croce è davvero la bilancia della storia: la si comprende e la si accetta solo meditando e amando il Crocifisso. 

Nel suo progetto di salvezza e di santificazione, Dio non segue le nostre strade: egli passa attraverso la croce per giungere alla glorificazione, stimolandoci così alla pazienza e alla confidenza. Impariamo, carissimi Fratelli e Sorelle, dal Venerdì Santo ad accompagnare Gesù nella sua via di dolore, con umiltà, fiducia e abbandono alla volontà di Dio, trovando sostegno e conforto, in mezzo alle tribolazioni della vita, nella Croce di Cristo.

Il Triduo Sacro si conclude nel radioso “mistero glorioso” della risurrezione di Cristo.Nel silenzio arcano del Sabato Santo, mentre ci si prepara alla Santa Veglia, in cui si commemorerà l’irrompere nelle tenebre della luce della salvezza, lo spirito contempla i prodigi di Dio, “magnalia Dei” culminanti nella Solennità della Pasqua, centro e fulcro della vita del popolo cristiano.

GIOVANNI PAOLO II , UDIENZA 7 APRILE 1993

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